Dal 1999

EOP

un approcio globale

3

Moduli
Formativi

1° modulo

Approccio Miofasciale Osteopatico

Durata: 1 anno

2° modulo

Certificato di Osteopatia strutturale

Durata: 4 anni

3° modulo

Diploma in Osteopatia

Durata: 5 anni

La nostra
formula

Integrazione completa tra i concetti classici dell’osteopatia strutturale e la visione posturale di Mézières, questa è la nostra formula tramadata dai Maestri Alain Bernard e Jacky Renauld.

dare un senso a ciò che si studia

Noi abbiamo scelto di approfondire in maniera mirata le “nostre” scienze di base: l’anatomia, la biomeccanica, la diagnostica differenziale, la neurologia, la radiologia.

Per l’anatomia abbiamo coniato il termine “anatomia osteopatica”, che si differenzia dall’anatomia descrittiva che comunemente si studia all’università, perché pone una maggiore attenzione sui dettagli per noi osteopati più significativi: si studia un legamento piuttosto che un altro, perché tale legamento per esempio è legato ad un dato sintomo; così per un tendine; i muscoli sono piuttosto considerati nelle loro serie funzionali, le “catene”, e non come una serie interminabile di origini ed inserzioni.

Solo dando un senso clinico o funzionale all’anatomia se ne fa una materia “viva”, altrimenti si studia e si dimentica a ripetizione, esperienza probabilmente già nota a chi proviene da un percorso universitario.

L’anatomia prevede fin da subito una parte pratica, l’anatomia palpatoria, che per noi rapidamente diventa una palpazione in movimento, ed è strumento di diagnosi.

le scienze di base

La biomeccanica si compone di un capitolo che riguarda la biomeccanica locale, ed è quella del Kapandji per intenderci, ma anche questa acquisisce un senso nella cosiddetta palpazione in movimento, pratica in cui si testa il funzionamento di ogni distretto articolare.

Studiamo poi la biomeccanica generale in cui le articolazioni si mettono in relazione in sottosistemi, quello del “portale degli arti inferiori”, il rachide con le “meccaniche di Littlejhon”, spalla e cingolo, attraverso i concetti di “gioco dei compensi”, di “schemi funzionali e disfunzionali”, potenti strumenti di comprensione e diagnosi.

Anche la diagnostica differenziale prevede due parti.

La diagnostica differenziale generale che dovrà dirci se una sintomatologia è di competenza osteopatica, ovvero se a produrre un determinato sintomo concorre un importante parametro meccanico.

La diagnostica differenziale osteopatica poi che deve rispondere a due quesiti: qual è il tessuto che soffre? e quali zone sono in relazione disfunzionale con quella che esprime il sintomo?
Due domande chiave per il successivo progetto terapeutico.

Neurologia e radiologia pure sono corredate dell’appellativo “osteopatiche”, per sottolineare che anche qua privilegiamo concetti e nozioni, conoscenze e competenze, che hanno un immediato riscontro nella nostra pratica clinica.

E’ stato un lavoro di scrematura non breve e non semplice, ma ci ha consentito di mettere a fuoco quello che è il bagaglio essenziale che ogni osteopata professionista deve avere e che, soprattutto, può essere efficacemente insegnato nel tempo a disposizione.

le scienze di base

La biomeccanica si compone di un capitolo che riguarda la biomeccanica locale, ed è quella del Kapandji per intenderci, ma anche questa acquisisce un senso nella cosiddetta palpazione in movimento, pratica in cui si testa il funzionamento di ogni distretto articolare.

Studiamo poi la biomeccanica generale in cui le articolazioni si mettono in relazione in sottosistemi, quello del “portale degli arti inferiori”, il rachide con le “meccaniche di Littlejhon”, spalla e cingolo, attraverso i concetti di “gioco dei compensi”, di “schemi funzionali e disfunzionali”, potenti strumenti di comprensione e diagnosi.

Anche la diagnostica differenziale prevede due parti.

La diagnostica differenziale generale che dovrà dirci se una sintomatologia è di competenza osteopatica, ovvero se a produrre un determinato sintomo concorre un importante parametro meccanico.

La diagnostica differenziale osteopatica poi che deve rispondere a due quesiti: qual è il tessuto che soffre? e quali zone sono in relazione disfunzionale con quella che esprime il sintomo?
Due domande chiave per il successivo progetto terapeutico.

Neurologia e radiologia pure sono corredate dell’appellativo “osteopatiche”, per sottolineare che anche qua privilegiamo concetti e nozioni, conoscenze e competenze, che hanno un immediato riscontro nella nostra pratica clinica.

E’ stato un lavoro di scrematura non breve e non semplice, ma ci ha consentito di mettere a fuoco quello che è il bagaglio essenziale che ogni osteopata professionista deve avere e che, soprattutto, può essere efficacemente insegnato nel tempo a disposizione.

la pratica

Il nostro è un mestiere essenzialmente pratico, ed è evidentemente la pratica a fare la parte del leone nelle ore di lezione frontale; sempre più ci stiamo orientando ad erogare le lezioni teoriche su supporti informatici – filmati, slide con commento parlato – per liberare sempre più tempo da dedicare alla pratica. Solo nella ripetizione il gesto tecnico si affina e trova la sua efficacia.

Nella scelta delle tecniche da insegnare abbiamo seguito gli stessi principi di efficacia ed autenticità, per dare ad ogni allievo una “valigetta” con non molti attrezzi, ma esaustivi e soprattutto bene usati. Anche qua c’è stata una evoluzione/rivoluzione rispetto all’insegnamento classico perchè rapidamente ci siamo resi conto che per essere vincenti – come postulato dai nostri maestri, Alain Bernard e Jacky Renauld, e come poi sperimentato da noi stessi – c’era bisogno di contaminare l’osteopatia classica con il lavoro miofasciale.

Quindi abbiamo introdotto questa metodologia nel nostro insegnamento chiamandola prima mezieres, poi ci siamo resi conto che era un termine inesatto, perchè già quello che a suo tempo ci è stato insegnato si discostava nettamente da quello che viene comunemente insegnato come metodo mezieres.

Per sgombrare il campo da ogni ambiguità lo abbiamo definito allora Approccio Miofasciale Osteopatico, e ne insegnamo le basi fin dal primo anno.

Lavorare
presto

Uno dei principi informatori della nostra didattica è quello di mettere ogni allievo in condizioni di affrontare al più presto un certo numero di situazioni tra quelle che più comunemente si presentano in studio; così si evolve velocemente in un mestiere pratico.

A questo scopo il primo anno comprende, oltre all’Approccio Miofasciale, il Trattamento Generale Osteopatico di John Wernham e, altro insegnamento inusuale sia per l’osteopatia sia che per le formazioni in tecniche posturali, al primo anno si studiano anche i concetti e le tecniche della propriocezione.

Nella nostra visione infatti lavorare solo sulla struttura passivamente, qualsiasi sia la tecnica adoperata, produce dei risultati non esaustivi né duraturi; insieme all’hardware, la struttura, bisogna lavorare il software, la funzione.

Le VERIFICHE

Un punto cardine del nostro insegnamento sono le verifiche; senza avere idea di dove si trova l’allievo, di come ha integrato concetti e tecniche, è difficile apportare le opportune correzioni di rotta. Il tutto senza cadere nella mistica dell’interrogazione e dell’esame, che produce solo psicodrammi.

Allo scopo abbiamo approntato degli strumenti per le verifiche teoriche e pratiche estremamente efficaci, ma soprattutto siamo riusciti finalmente a far passare la nostra visione: non siamo la scuola dell’obbligo, né l’università; l’obiettivo non è passare un’interrogazione o un esame e neanche ottenere un titolo, men che mai adesso in cui all’orizzonte si profila il titolo universitario.

L’obiettivo, l’unico, è quello di insegnare, noi professionisti a professionisti più giovani, il nostro mestiere di osteopati.

In questa nostra visione non esiste più una griglia oraria in cui un tale giorno, in una certa fascia oraria, sarà insegnato quell’argomento. Da noi vige il cosiddetto programma liquido: si comincia con un argomento, lo si verifica, magari il seminario successivo, e non si va avanti se il precedente non è stato sufficientemente capito, assorbito, integrato.

E’ chiaro che esiste un piano didattico generale, per cui al primo anno saranno insegnati Approccio Miofasciale Osteopatico, Trattamento Generale Osteopatico, Tecniche propriocettive.

Negli anni successivi approfondiremo le tecniche strutturali, come quelle in thrust che hanno fatto la fama di Alain Bernard, cominciando nella seconda metà del penultimo anno l’osteopatia viscerale, che continueremo insieme all’osteopatia cranio sacrale nell’ultimo anno.

Ogni insegnamento pratico viene erogato da professionisti che effettivamente mettono alla prova, tutti i giorni nei loro studi, quello che insegnano.

Il nostro
programma
liquido

Domande
Frequenti

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