Dal 1999

EOP

una formazione postuniversitaria

NOI SIAMO SEMPRE STATI E RIMANIAMO UNA FORMAZIONE POST-UNIVERSITARIA
per cui l’obiettivo primario è quello di insegnare a lavorare a persone che già hanno un titolo abilitante, quindi universitario, per operare in ambito sanitario; quindi medici, fisioterapisti e, in futuro, osteopati laureati.

il metodo EOP®

Una costante che ci ha caratterizzato nei venti e passa anni che esiste la scuola EOP, è stata la continua evoluzione della nostra offerta formativa che, partita con dei programmi più o meno simili a quelli di tutte le altre scuole di osteopatia, ne ha preso via via sempre più le distanze, per integrare le nozioni e i concetti del Mézières, e della Propriocezione

Oltre l'osteopatia, oltre il mézières

La nostra metodica – basata su una perfetta integrazione tra Osteopatia, Mézières e Propriocezione – viene insegnata in una formazione post-laurea, dedicata ai fisioterapisti e ai medici che vogliono aumentare la loro percentuale di successi nel trattamento  delle patologie persistenti e/o ricorrenti. Queste problematiche, su base  biomeccanica, che perdurano da anni e si riacutizzano periodicamente, costituiscono ormai la maggioranza delle richieste delle persone che si rivolgono ai nostri studi. Ed è proprio nel trattamento di queste patologie che si registra la minore efficacia dei diversi approcci – fisioterapico, osteopatico, posturale – tra quelli più comunemente usati.
Per mettere a punto questa nostra metodologia siamo dovuti andare oltre l’osteopatia strutturale classica, che si occupa delle perdite di mobilità articolari, le disfunzioni somatiche; l’abbiamo così “contaminata” con il lavoro di Mezieres, il più adatto a lavorare le perdite di mobilità dovute a retrazioni  della miofascia, disfunzioni miofasciali;  ma anche il nostro approccio Mezieres è assolutamente diverso da quello comunemente insegnato, in quanto abbiamo dovuto integrarlo con  le più evolute tecniche propriocettive (nel nostro gergo “il disfare”), per trattare le perdite di mobilità causate da schemi motori alterati, disfunzioni propriocettive.
E’ solo trattando e risolvendo questa triade disfunzionale – articolare, miofasciale, propriocettiva – che si ottengono risultati esaustivi e duraturi

i concetti e le tecniche

I concetti vengono prima delle tecniche

La diagnosi biomeccanica, vale a dire la comprensione della sequenza disfunzionale di eventi che porta una certa zona ad esprimere un sintomo, ha bisogno, per essere formulata, prima di tutto di strumenti concettuali che derivano dalla conoscenza di scienze di base, prima fra tutte appunto la biomeccanica.

Il nostro insegnamento di biomeccanica si compone di due capitoli, la biomeccanica locale, quella del Kapandji per intenderci, e quella generale in cui i vari distretti articolari si mettono in relazione in sottosistemi, quello del “portale degli arti inferiori”, il rachide con le “meccaniche di Littlejhon”, spalla e cingolo, attraverso i concetti di “gioco dei compensi”, di “schemi funzionali e disfunzionali”, potenti strumenti di comprensione e diagnosi.

Dare un senso a ciò che si studia

Noi abbiamo scelto di approfondire in maniera mirata le “nostre” scienze di base: l’anatomia, la biomeccanica, la diagnostica differenziale, la neurologia, la radiologia. 

Per l’anatomia abbiamo selezionato determinate conoscenze raggruppandole sotto il termine “anatomia osteopatica”, ponendo una maggiore attenzione ai dettagli più significativi per noi, che lavoriamo con il metodo EOP. Studiamo per esempio un legamento o un tendine, perché tale legamento o tale tendine sono legati ad un dato sintomo; un repere osseo sarà importante perché vi si prende appoggio per un thrust; i muscoli sono piuttosto considerati nelle loro serie funzionali, le “catene”, e non come una serie interminabile di origini ed inserzioni. 

Solo dando un senso clinico o funzionale all’anatomia se ne fa una materia “viva”, altrimenti si studia e si dimentica a ripetizione, esperienza già tristemente nota a chi proviene da un percorso universitario. 

La conoscenza anatomica viene fin da subito consolidata da una parte pratica, l’anatomia palpatoria, che poi rapidamente diventa palpazione in movimento (test), che applica anche i concetti della biomeccanica locale, ed è strumento di diagnosi.

Studiamo poi la biomeccanica generale in cui le articolazioni si mettono in relazione in sottosistemi, quello del “portale degli arti inferiori”, il rachide con le “meccaniche di Littlejhon”, spalla e cingolo, attraverso i concetti di “gioco dei compensi”, di “schemi funzionali e disfunzionali”, potenti strumenti di comprensione e diagnosi.

Anche la diagnostica differenziale prevede due parti. La diagnostica differenziale generale che dovrà dirci se una sintomatologia è di nostra competenza, ovvero se a produrre un determinato sintomo concorre un importante parametro meccanico. La diagnostica differenziale osteopatica poi che deve rispondere a due quesiti: qual è il tessuto che soffre? e quali zone sono in relazione disfunzionale con quella che esprime il sintomo? Due domande chiave per il successivo progetto terapeutico. 

Neurologia e radiologia sono pure “osteopatiche”, per sottolineare che anche qua abbiamo privilegiato concetti e nozioni, conoscenze e competenze, che hanno un immediato riscontro nella nostra pratica clinica.

E’ stato un lavoro di scrematura non breve e non semplice, ma ci ha consentito di mettere a fuoco quello che è il bagaglio essenziale che ogni professionista formato da noi deve avere e che, soprattutto, può essere efficacemente insegnato nel tempo a disposizione.

Concetti e conoscenze sono strumenti di lavoro

Tutta la parte teorica viene erogata online in modo da perseguire un duplice obbiettivo: dedicare la giusta attenzione ai concetti ed alle conoscenze, che sono veri e propri strumenti di lavoro indispensabili alla diagnosi ed alla progettazione di una strategia terapeutica..

Avere poi sempre a disposizione, come filmati, le lezioni teoriche.

Queste conoscenze vengono poi trasformate in competenze attraverso l’esercitazione su casi clinici, dove si impara a fare diagnosi incrociando i dati dell’anamnesi (diagnostica differenziale), con quelli dell’osservazione statica ed in movimento (di derivazione Mezieres), con quelli dei  test (di derivazione osteopatica).

Dalla diagnosi si passa a produrre un progetto terapeutico efficace, partendo dal contratto terapeutico che si stipula con il paziente, attraverso l’iter terapeutico vero e proprio, fino al follow up, a medio e a lungo termine.

le scienze di base

La biomeccanica si compone di un capitolo che riguarda la biomeccanica locale, ed è quella del Kapandji per intenderci, ma anche questa acquisisce un senso nella cosiddetta palpazione in movimento, pratica in cui si testa il funzionamento di ogni distretto articolare.

Studiamo poi la biomeccanica generale in cui le articolazioni si mettono in relazione in sottosistemi, quello del “portale degli arti inferiori”, il rachide con le “meccaniche di Littlejhon”, spalla e cingolo, attraverso i concetti di “gioco dei compensi”, di “schemi funzionali e disfunzionali”, potenti strumenti di comprensione e diagnosi.

Anche la diagnostica differenziale prevede due parti.

La diagnostica differenziale generale che dovrà dirci se una sintomatologia è di competenza osteopatica, ovvero se a produrre un determinato sintomo concorre un importante parametro meccanico.

La diagnostica differenziale osteopatica poi che deve rispondere a due quesiti: qual è il tessuto che soffre? e quali zone sono in relazione disfunzionale con quella che esprime il sintomo?
Due domande chiave per il successivo progetto terapeutico.

Neurologia e radiologia pure sono corredate dell’appellativo “osteopatiche”, per sottolineare che anche qua privilegiamo concetti e nozioni, conoscenze e competenze, che hanno un immediato riscontro nella nostra pratica clinica.

E’ stato un lavoro di scrematura non breve e non semplice, ma ci ha consentito di mettere a fuoco quello che è il bagaglio essenziale che ogni osteopata professionista deve avere e che, soprattutto, può essere efficacemente insegnato nel tempo a disposizione.

LE TECNICHE

Nella scelta delle tecniche da insegnare – partendo dall’assunto che è fondamentale sapere quando e come usarle – abbiamo seguito gli stessi principi di efficacia ed autenticità con cui abbiamo selezionato gli argomenti teorici, per fornire ad ogni allievo una “valigetta” con non molti attrezzi, ma esaustivi e soprattutto usati bene e con competenza. Per arrivare a questo la ripetizione è fondamentale; solo nella ripetizione il gesto tecnico si affina e trova la sua efficacia.

Ogni insegnamento viene erogato da professionisti formati alla didattica, e che insegnano quello che fanno effettivamente in studio.

Lavorare presto
(fin da subito)

Uno dei principi informatori della nostra didattica è quello di mettere ogni allievo in condizioni di affrontare al più presto un certo numero di situazioni tra quelle che più comunemente si presentano in studio; così si evolve velocemente in un mestiere pratico.

Per questo, fin dal primo anno, ogni seminario di pratica esaurisce un tema tecnico dedicato ad un determinato sottosistema – per esempio tecniche miofasciali dell’arto inferiore, TGO del cingolo scapolare, trattamento della colonna lombare in Thrust – in modo da poter usare fin da subito nel proprio lavoro gli strumenti acquisiti.

I tirocini sono fondamentali per acquisire quelle competenze che non è possibile trasmettere didatticamente. Parliamo della relazione terapeutica, della comunicazione, della gestione del paziente, per cui i discenti, a partire dal secondo modulo, devono trascorrere un numero minimo di giornate negli studi dei docenti.

Formazione “a bottega”

Moduli
Formativi

Da quest’anno gli anni dedicati alla formazione strutturalista diventano 3 invece che 4, aumentando il numero dei seminari per anno da 8 a 10.
La formazione è divisa in 2 moduli

1° modulo*

Il Mezieres in una visione osteopatica
Trattamento Generale Osteopatico
Tecniche propriocettive

Durata: 1 anno

Attestato finale in “Mézières nella visione osteopatica

2° modulo*

Approccio Miofasciale Osteopatico di derivazione Mezieres
Trattamento Generale Osteopatico avanzato
Tecniche in thrust

Durata: 2 anni

Attestato finale in Osteopatia miofasciale


*Ogni anno saranno erogati 50 crediti ECM


Dopo i 3 anni di osteopatia strutturale sarà possibile approcciare l’osteopatia viscerale e craniosacrale attraverso moduli dedicati

Chi è ammesso alla formazione

Laureati in medicina e chirurgia; laureati in fisioterapia; laureati in osteopatia

Domande
Frequenti

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