Dal 1999

EOP

Lettera agli allievi

Una lettera dalla direzione con una prefazione:
“Le motivazioni più efficaci per sostenere un prolungato impegno di studio sono in genere quelle che ci derivano dal bisogno di autorealizzazione quali ad esempio il desiderio di ampliare le proprie conoscenze e il piacere di apprendere, oltre che al bisogno di soddisfare gli altri per sentirci accettati a livello sociale.
Spesso la scuola sembra organizzata in modo da sollecitare un impegno di studio stimolando nello studente sentimenti di paura e il desiderio di evitare conseguenze negative.
Alla motivazione da paura finiamo in genere con l’abituarci o spesso reagiamo imparando a evitare i castighi, più che a raggiungere obiettivi positivi.
Un allievo che studia perchè ha paura di ricevere un brutto voto potrà più facilmente apprendere a copiare o ad andare al compito con alcuni bigliettini in tasca, piuttosto che imparare ad applicarsi con interesse e gioia allo studio.” (dal libro “il piacere di apprendere” di Francesco Rovetto)

Cari allievi,
all’interno della nostra scuola si è instaurata una deriva che quasi sicuramente è da  attribuire alle cattive abitudini prese in tenera età nella scuola dell’obbligo e che, nonostante tutto, ci portiamo appresso.
Mi sembra quindi giusto, per evitare frizioni e attriti che rendono l’atmosfera di studio pesante, sgombrare il campo da una serie di malintesi non espressi ma che influiscono negativamente nel rapporto tra il docente e l’allievo.
I termini stessi della questione or ora espressi (docente –allievo) sono fuorvianti perché sono la causa stessa degli equivoci.
Penso infatti che sia più giusto nel caso della nostra scuola e di altre realtà simili di parlare di rapporto allenatore/preparatore-atleta  o se preferite facilitatore-utente.
Infatti la nostra struttura (EOP) fornisce un servizio che consiste nel formare gli utente dandogli tutte le conoscenze teoriche e pratiche per poter esercitare con successo la professione di osteopata. In più, nel caso specifico della nostra scuola, si impegna anche a fornire conoscenze che non attengono all’osteopatia in senso stretto ma a tutte quelle capacità di farsi conoscere e comunicare con i pazienti che è propria di ogni terapeuta che si rispetti. E’ per questo motivo che nella nostra scuola si tengono seminari che vanno sotto il nome de “il mestiere dell’osteopata” dove si parla di immagine, relazione terapeutica, pubblicità, customer care etc.
E’ chiaro che in questa prospettiva gli esami e le prove di controllo servono a due scopi precisi che niente hanno a che vedere con lo schema “punitivo” scolastico tradizionale.
•    Da un lato scoprire quanto della formazione  erogata dalla scuola ha raggiunto il suo obbiettivo e porre rimedio alle eventuali mancanze
•    Assicurarsi che gli utenti abbiano VERAMENTE imparato a padroneggiare tecniche e concetti perché una mancanza in tal senso può significare guai per il futuro professionista e discredito per tutta la categoria e il titolo di studio.
Il tutto visto in un prospettiva di collaborazione e NON di contrapposizione.
Il docente /allenatore/preparatore non è un giudice ma piuttosto una sorta di tutore che ti segue e ti sostiene mentre fai i primi passi e impari a camminare.
Qui (nella nostra scuola) non ci sono castighi o pagelle da fare firmare dai genitori!
Siamo soggetti maggiorenni che hanno fatto un contratto: da un lato (la scuola e i docenti) di formare al meglio possibile un osteopata dall’altro (gli allievi/utenti) quello di metterci il massimo impegno per apprendere le tecniche e i concetti insegnati.
Tutto qui ne più ne meno!
Non è il pezzo di carta (il titolo) che ci qualifica come buoni osteopati ma i risultati che otterremo nel nostro studio e la sicurezza in se che dimostra un professionista che sa il fatto suo. E questo noi docenti di EOP l’abbiamo ben chiaro!
Roma, 22 marzo 2009

La direzione EOP

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