Dal 1999

EOP

Lettera aperta a tutti gli allievi

Cari allievi,
siamo all’inizio di un nuovo anno scolastico e ci troviamo ancora una volta a tentare di far passare un concetto chiave che è alla base della nostra filosofia di insegnamento:
non è importante il titolo, ma il grado di preparazione e di professionalità che riuscite ad acquisire.
Apprendere vuol dire afferrare, imparare, impossessarsi. Nel nostro caso afferrare, imparare, impossessarsi delle tecniche e prima ancora delle logiche di diagnosi e cura che sono alla base del lavoro di osteopata.
Alla luce di quanto detto risulta chiaro che occorre creare una sinergia:

  • Da un lato c’è il nostro sforzo sempre crescente di migliorare l’apprendimento attraverso una ottimizzazione della didattica e attraverso un aumento delle ore di lezione (che da quest’anno passeranno a 24 per TUTTI gli 8 week end con un evidente incremento del carico economico per la scuola)
  • A questo deve naturalmente far seguito il vostro impegno a cercare di impossessarvi di tutto quanto viene messo a vostra disposizione dalla scuola.


Ancora ci capita di sentire lamentele da parte di qualche allievo invitato a rifare un argomento o un anno di corso. L’ obiezione più frequente è “ la mia preparazione è molto simile a quella dei miei colleghi di corso” sottintendendo che sia stata fatta una discriminazione nei suoi confronti e che i suoi colleghi “ne sanno quanto lui”.
Vediamo ancora una volta di esaminare queste affermazioni facendo riferimento a quanto espresso sopra: se qualche allievo (pensando di fare il furbo, vecchia modalità da scuola dell’obbligo) riesce a passare “indenne” alle verifiche, fa solo un torto a se stesso perché non si impossessa, non si porta a casa quello per cui ha pagato: una formazione da osteopata con la O maiuscola.
Non pensiamo che sia mai opportuno studiare per il titolo, per il “pezzo di carta” ma ancora di meno nel caso dell’osteopata per due motivi:

  • il titolo ha un valore solo simbolico non essendo in Italia ancora riconosciuta la figura professionale dell’osteopata
  • in una professione come la nostra in cui il successo è legata ai risultati, un terapeuta che abbia la parete tutta tappezzata di titoli e che non sappia “curare” si troverà molto molto presto con lo studio vuoto, a meno che non sappia suggestionare la gente e curarla con i titoli.

Tornando alla difficoltà dei nostri allievi ad accettare il responso delle verifiche abbiamo pensato di diluire le verifiche durante tutto l’arco dell’anno e di dare notizia dell’andamento dell’apprendimento di ogni allievo in tre momenti diversi dell’anno che sarebbero un po’ delle stime trimestrali. In questo modo contiamo di ottenere almeno due risultati:

  • dare all’allievo la possibilità di un feedback costante su come si sviluppa il suo apprendimento e dargli quindi la possibilità di correre ai ripari e impegnarsi a superare eventuali lacune
  • evitare lo shock di fine anno quando l’allievo, convinto di stare svolgendo molto bene il suo programma di apprendimento, si ritrova davanti alla triste realtà e si sente dire che su tale e tal’altro argomento è carente o addirittura a digiuno!

D’altronde la difficoltà a ripetere un anno viene anche, in molti casi dal malinteso che, poiché il corso prevede uno svolgimento di sei anni, allo scadere dei sei anni dobbiamo aver finito o peggio ancora pretendiamo il titolo. L’apprendimento ha tempi e modalità diversi da individuo a individuo per cui non dobbiamo né preoccuparci e tanto meno vergognarci se ci prendiamo un “anno sabbatico” per approfondire determinati argomenti o appianare delle lacune, tanto più che la maggioranza di noi lavora, ha una famiglia con i mille impegni e preoccupazioni che queste cose comportano. Il nostro invito perciò è di pensare solo ed esclusivamente al risultato finale che deve essere ottimale: dobbiamo diventare Osteopati con la O maiuscola.
Buon lavoro a tutti
la direzione

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